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Gli auricolari si infilano in tasca e vi accompagnano sui mezzi pubblici, in palestra e durante le chiamate. In-ear, semi-in-ear, aperti o a conduzione ossea, cablati o wireless Bluetooth, con o senza cancellazione attiva del rumore: il modello giusto dipende da dove ascoltate, dal tempo per cui li indossate e dal livello di qualità sonora che vi aspettate. Scopri di più

In-ear, semi-in-ear o aperti: scegliere come indossare gli auricolari

La forma determina quasi tutto il resto. Un auricolare in-ear si inserisce nel condotto uditivo grazie a un gommino in silicone o in schiuma. Isola dai rumori esterni ancora prima che intervenga l’elettronica, rimane ben saldo e riproduce bassi più solidi, perché il gommino sigilla il condotto e impedisce alle basse frequenze di disperdersi. Il rovescio della medaglia si avverte nelle sessioni prolungate: alcune orecchie tollerano male la pressione e si percepiscono maggiormente i rumori dei passi o della masticazione.

L’auricolare semi-in-ear si appoggia all’ingresso del condotto senza penetrarvi. Più arioso, si fa dimenticare per ore e lascia passare i suoni ambientali, una caratteristica adatta all’ufficio o alla città quando si vuole restare attenti a ciò che accade intorno. I bassi sono meno controllati e l’isolamento è scarso, quindi in una metropolitana rumorosa si tende ad alzare il volume.

Gli auricolari aperti (open-ear) vanno oltre: l’altoparlante rimane all’esterno dell’orecchio, agganciato al padiglione o fissato a pinza sul bordo, e dirige il suono verso il condotto. La conduzione ossea, invece, trasmette le vibrazioni attraverso le ossa della tempia, senza collocare nulla dentro o davanti all’orecchio. Entrambe le tipologie permettono di sentire il traffico o un interlocutore, un aspetto importante per correre o pedalare in città, a scapito di bassi più leggeri e di un suono percepibile da chi sta intorno a volume elevato.

Auricolari cablati, Bluetooth o true wireless

Gli auricolari cablati si collegano a una presa jack da 3,5 mm o tramite USB-C. Senza batteria né abbinamento, funzionano non appena vengono collegati, non si scaricano mai e spesso durano più a lungo, perché al loro interno non c’è alcun accumulatore che invecchia. Restano anche l’unico modo per trasmettere alle orecchie un segnale senza compressione, a condizione che la sorgente lo consenta: molti smartphone hanno abbandonato la presa jack e diventa quindi necessario un piccolo convertitore USB-C (un DAC).

Gli auricolari Bluetooth con archetto da collo collegano i due auricolari con un cavo leggero che poggia sulla nuca. Non si perdono, l’autonomia è generosa e basta lasciarli penzolare quando non li si indossa. Gli auricolari true wireless eliminano qualsiasi cavo: ogni auricolare è autonomo e si ripone in una custodia che lo ricarica. È la soluzione più discreta e diffusa, con auricolari che si ricaricano più volte prima di dover collegare la custodia stessa all’alimentazione.

Codec Bluetooth e latenza: la qualità audio wireless

Con il Bluetooth, il suono viene sempre compresso prima di essere trasmesso, perché il collegamento radio offre una velocità di trasmissione inferiore a quella di un CD. La qualità dipende dal codec, il formato di compressione concordato tra il telefono e gli auricolari. SBC è universale ma è il più basilare, AAC offre buoni risultati con un iPhone, mentre aptX e le sue varianti o LDAC raggiungono velocità di trasmissione più elevate su molti dispositivi Android. Per sfruttarli, telefono e auricolari devono supportare lo stesso codec, altrimenti il collegamento ripiega su quello più semplice. Il codec, tuttavia, è solo un anello della catena: il convertitore, l’amplificatore e le impostazioni integrate nell’auricolare incidono altrettanto sulla resa sonora.

La latenza, quel leggero ritardo tra immagine e suono, si nota soprattutto nei videogiochi. Le applicazioni video in genere la compensano, ma un gioco online richiede una modalità a bassa latenza o, per i più attenti, un collegamento cablato.

Cancellazione attiva del rumore e modalità trasparenza

La cancellazione attiva del rumore (ANC) capta i rumori esterni tramite microfoni e genera un segnale inverso che li attenua. Agisce soprattutto sui suoni bassi e regolari, come il rombo di un aereo, di un treno o di un climatizzatore, e molto meno sulle voci o sui rumori improvvisi. Abbinata a un buon gommino in-ear, permette di ascoltare a un volume più basso in un ambiente rumoroso, cosa che le vostre orecchie apprezzano nel tempo. Consuma batteria e modifica leggermente la resa, da qui l’interesse per i modelli che permettono di disattivarla.

La modalità trasparenza fa l’opposto: i microfoni reimmettono il suono ambientale negli auricolari per sentire un annuncio in stazione o scambiare qualche parola senza toglierli. Alcuni auricolari passano automaticamente da una modalità all’altra in base al livello sonoro o quando iniziate a parlare.

Autonomia, custodia di ricarica e resistenza all’acqua

L’autonomia degli auricolari wireless si esprime con due valori da leggere separatamente: la durata di ascolto con una carica degli auricolari e poi il totale con le ricariche fornite dalla custodia. I valori dichiarati sono misurati con la cancellazione del rumore disattivata e a volume moderato, quindi nell’uso reale bisogna aspettarsi un po’ meno. La ricarica rapida restituisce un’ora o più di ascolto in pochi minuti e alcune custodie supportano la ricarica wireless a induzione. Tenete presente che la batteria si usura con gli anni e che gli auricolari venduti singolarmente o dotati di batteria sostituibile prolungano la vita dell’insieme.

Il grado di protezione IP indica la resistenza all’acqua e alla polvere. Un grado IPX4 protegge dal sudore e dagli spruzzi, quanto basta per lo sport. A partire da IPX7, gli auricolari sopportano un’immersione temporanea a un metro per circa trenta minuti, il che non significa che siano fatti per nuotare: il nuoto richiede modelli specifici, perché il Bluetooth non si trasmette sott’acqua.

Comfort e stabilità: gommini, alette e peso

Un auricolare in-ear suona bene solo se sigilla correttamente il condotto. I gommini in dotazione sono disponibili in diverse misure e spesso basta passare alla misura superiore per ritrovare i bassi che sembravano mancare. I gommini in schiuma a memoria di forma si adattano meglio all’orecchio e isolano di più, mentre quelli in silicone si puliscono più facilmente. Per lo sport, alette o ganci per le orecchie stabilizzano gli auricolari durante la corsa e un peso contenuto limita l’affaticamento nel corso di una lunga giornata.

Chiamate, comandi e applicazione dedicata

Per telefonare, la qualità dei microfoni conta quanto quella del suono. Più microfoni per auricolare e un’elaborazione che isola la voce dal rumore di fondo fanno la differenza tra una conversazione chiara e un interlocutore che vi chiede di ripetere quando siete per strada. Il multipoint, che mantiene la connessione con due dispositivi contemporaneamente, evita di dover abbinare di nuovo gli auricolari a ogni passaggio dal computer al telefono. I comandi touch o a pulsante gestiscono la riproduzione, il volume e le chiamate, e un’applicazione permette spesso di regolare l’equalizzatore, scegliere la misura adatta dei gommini e aggiornare gli auricolari.

Auricolari hi-fi in-ear per un ascolto più preciso

Per un ascolto attento, a casa o in movimento con un lettore audio portatile, gli auricolari in-ear hi-fi (spesso chiamati IEM, da in-ear monitors) si basano su trasduttori più elaborati. L’altoparlante dinamico, una piccola membrana messa in movimento da una bobina, offre bassi ampi e naturali. Le armature bilanciate, derivate dagli apparecchi acustici, sono minuscole e precise nei medi e negli alti, e i produttori a volte ne inseriscono diverse per auricolare, ciascuna dedicata a una parte dello spettro. I modelli ibridi combinano le due tecnologie e alcuni auricolari adottano membrane planari o elettrostatiche.

Questi auricolari si collegano tramite un cavo, spesso rimovibile, che può quindi essere sostituito in caso di rottura o per passare a una connessione bilanciata da 4,4 mm. La loro sensibilità e impedenza indicano quanto sia facile pilotarli: la maggior parte funziona con uno smartphone dotato di un piccolo DAC USB-C, ma un lettore portatile o un amplificatore per cuffie dedicato offre loro maggiore dinamica e un rumore di fondo più basso. È su questo terreno che la differenza rispetto agli auricolari Bluetooth di largo consumo si sente più nettamente.

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